MACCHINA DEL TEMPO

EXACEDRON PLANUS SOLIDUS
(…) A questo punto viene a inserirsi la possibilità di un altro incarico in forma di progetto o consulto, il rivellino del castello visconteo di Locarno costruito nell’estate del 1507. Le ragioni e le circostanziate argomentazioni di ordine tecnico e storico addotte a tal proposito da Marino Viganò sono del tutto convincenti, e in attesa di una ben probabile prova documentaria è ancora possibile trovare ulteriori indizi a favore
 (…)
Carlo Pedretti, Leonardo e io, Milano 2008

IL PROGETTO

Exacedron planus solidus è il nome provvisorio che abbiamo attribuito alla Macchina misteriosa che Leonardo, era intento a pensare, quando presumibilmente, indicano le cronache, (…) fra il 6 e il 22 luglio 1507, “si reca di persona verso Bellinzona e Como a provvedere fortificazioni”(…) probabilmente accompagnando Charles II d’Amboise successivamente sino a Locarno, dove avrebbe dovuto sovraintendere, in nome del governatore, ai lavori di costruzione del Rivellino per rinforzare le difese del Castello.
Narriamo con affetto Leonardo stanco e taciturno, durante un’ultima sosta dal faticoso viaggio poco prima di intraprendere la discesa verso Bellinzona proprio dove il sentiero scollina lungo il passo del Monteceneri, mentre disteso e appoggiato ad un tronco di Robinia, fra le Prealpi varesine e le Prealpi comasche, descrive annotando su carta con minuzia di dettagli piccoli e veloci schizzi per la realizzazione di una misteriosa macchina di legno a forma di esaedro regolare, un Exacedron planus solidus come avrebbe meglio indicato il suo amico e matematico Fra Luca Bartolomeo de Pacioli.
Nessuno, in quella calda e umida giornata di luglio, poteva minimamente immaginare che questi appunti, circa 500 anni più tardi, saranno l’inizio di un progetto dedicato alla sua memoria
.

Exacedron planus solidus prende avvio a seguito del Workshop tematico organizzato da federlegno.ch, avente lo scopo di progettare un oggetto di design in grado di promuovere la filiera Bosco-Legno cantonale, svoltosi presso la loro sede a Monteceneri-Rivera nei primi mesi del 2019, anche se, in realtà, il progetto nasce quasi un anno prima, a Firenze presso la Sala della Guardaroba o Sala delle Carte geografiche di Palazzo Vecchio, senza che il progettista ne fosse cosciente, sollecitato dal destino a partecipare agli accadimenti successivi.
L’idea di massima:
• viene formalizzata verso la fine del 2019 a federlegno.ch;
• presentata ufficialmente in forma di bozza presso l’Archivio storico della Città di Locarno nel mese di luglio 2020 per ricordare Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua scomparsa, verosimilmente ingegnere incaricato di sovraintendere, per conto del «grandmaître» e governatore Charles II d’Amboise seigneur de Chaumont, barone de Charenton, a nome di Luigi XII di Valois-Orléans, re di Francia, ai lavori di costruzione del Rivellino del Castello Visconteo di Locarno.

In quel periodo, prima della formulazione dell’idea finale, ci meravigliano gli studi effettuati da Leonardo quando disegna e realizza una Macchina (Stanza di specchi) che si inserisce nel lungo percorso di studi che affrontano il campo dell’ottica (Ms. B, f. 28 recto, circa 1487).
Egli esegue infatti esperimenti sulle luci e sulle ombre, studia l’interazione tra la luce e gli oggetti. Analizza il processo visivo, l’anatomia dell’occhio e le illusioni ottiche affermando (…) “Lo specchio è il maestro de ‘pittori” e “Lo ingegno del pittore vol essere a similitudine dello specchio. (…)
La Stanza di specchi è un esempio delle avanzate ricerche dell’artista nel campo dell’ottica e dove approfondisce i segreti della riflessione multipla: in essa con 8 (o anche 4) pareti a specchio è possibile osservare un oggetto posto al centro di in tutti i suoi lati senza doversi spostare.
Da queste basi inizia il racconto del nostro progetto che qui presentiamo e che viene sviluppato contemporaneamente con gli studi di Leonardo sui solidi accompagnato in questo percorso dall’autore del “De Divina Proportione”, Fra Luca Bartolomeo de Pacioli, per il quale disegna, illustrandoli, solidi geometrici quali appunto l’Exacedron planus solidus (il cubo) dal quale abbiamo tratto il volume della Macchina. Ulteriormente Leonardo esegue il disegno Exacedron planus vacuus raffigurandone solo gli spigoli (il telaio) e dal quale abbiamo invece estrapolato la struttura portante.
Osservando ulteriormente gli schizzi presenti nel Codice Arundel (MS 263 – f. 223 v, MS 263 – f. 183 v e MS 263 – f. 223 v) del periodo 1478-1518 abbiamo intrapreso una nostra personale ricostruzione della Macchina, modulabile in varie configurazioni e accessibile tramite una porta a ponte levatoio.

Come le Macchine leonardesche anche la nostra sarà costruita in legno, dunque completamente eco-sostenibile. In particolare, il progetto, promuovendo la filiera Bosco-Legno del territorio cantonale, verrà realizzato attraverso l’utilizzo di segato (in questo caso si tratta di Castagno) che verrà garantito da un’azienda forestale ticinese (e segheria) certificata, in forma di scarti di legname da taglio a seguito di esbosco o a taglio di piante secche a seguito di rinnovazione garantendo il label Legno Svizzero. Il prezioso materiale verrà in seguito lavorato e assemblato da una falegnameria di prossimità, con la partecipazione di Maestri falegnami e i loro giovani apprendisti dell’Associazione cantonale “il falegname, l’uomo che fa”, in formazione duale la cui azienda è affiliata all’Associazione svizzera ASFMS, che rivestiranno la struttura portante curandone l’assemblaggio modulare per garantire un trasporto semplificato e ragionato. Ulteriormente l’incisione su legno, che caratterizzerà l’immagine finale del cubo in castagno, verrà effettuata con macchine a controllo numerico e tecnologia al laser di ultima generazione. Il rivestimento interno con finitura a specchio verrà realizzato in metacrilato ext. specchiato da 5 mm 100% riciclabile.
La Macchina avrà un utilizzo di carattere immersivo e multifunzionale potendo agevolare eventi di diversa tipologia legati alla mediazione culturale (da semplice mostra ed attività a carattere divulgativo);
La Macchina segue la visione associativa di promozione culturale e del territorio in modo sistemico, compatibile e accessibile nel senso più ampio del termine, questo significa che, oltre alla rimozione delle barriere architettoniche, verrà fornita una partecipazione culturale ad un bacino d’utenza eterogeneo.
A questo proposito, per meglio rispondere alle sfide progettuali si intende far capo ad una progettazione mirata in collaborazione con il Centro di competenze Design for All di inclusione andicap ticino. Il Design for All – DfA – è un approccio metodologico al progetto di prodotti, spazi e servizi che ha come finalità l’inclusione sociale, l’uguaglianza e la parità di diritti (Dichiarazione di Stoccolma, 2004). Il coinvolgimento di diversi attori nel processo di progettazione – committenti, architetti, amministratori e fruitori finali – è uno dei cardini dal DfA, così come la ricerca di soluzioni estetiche di valore (di qui lo slogan “Se non è bello non è DfA”). La compartecipazione del maggior numero di persone appartenenti a settori diversi ha lo scopo di ottenere – per esempio nel caso in un progetto architettonico – la perfetta sintesi tra differenti esigenze: uno spazio inclusivo, progettato in modo inclusivo.

Clicca qui per vedere la brochure del progetto.

A CHE PUNTO SIAMO

Il progetto è stato candidato nelle scorse settimane al Bando di concorso “Tecnologie innovative per la Mediazione culturale 2022” promosso Dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), per il tramite della Divisione della cultura e degli studi universitari (DCSU).

Il 20 maggio 2022 la Commissione esaminatrice, nella sua riunione di giovedì 19 maggio, ha ritenuto il progetto meritevole di accedere alla seconda fase del concorso.

In questo momento stiamo discutendo con possibili partner che possano sostenere finanziariamente il progetto.

OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ COINVOLTI NEL PROGETTO